LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO ha detto «no» ai crocifissi in CLASSE, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana, sostenuta dall’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti; ricorso che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato. Quest’ultimo aveva stabilito la legittimità della presenza del crocifisso in classe, adottando per di più la formula del «crocifisso quale simbolo della laicità dello Stato»: una linea chiaramente sconfessata da Strasburgo.
La scuola è laica, cioè di tutti: credenti e non credenti. Ed è assurdo che bambini debbano essere soggetti all’inevitabile condizionamento indotto dalla presenza del simbolo di una sola confessione religiosa. La Corte Europea ha così sentenziato: “L'esposizione obbligatoria di simboli religiosi, in particolare nelle aule scolastiche" viola "il diritto dei genitori di educare i propri figli in conformità con le proprie convinzioni e quello dei bambini a credervi o non credervi”.
Abbiamo centrato il problema: “È giusto mantenere il crocifisso a scuola?”; quindi non altrove, si parla delle aule scolastiche.
La precisazione è doverosa in quanto molti pensano che l’oggetto del contendere sia vietare il crocifisso in senso assoluto sempre e dovunque. Nessuno lo vuole eliminare, ma solo togliere un oggetto da dove non dovrebbe stare: per coerenza, per opportunità, per rispetto. Faccio un esempio: se qualcuno si introducesse in casa di un musulmano, induista, scintoista, buddista, ateo, agnostico, ebreo (eccetera) e appendesse un crocifisso nel suo tinello, troveresti "difficile" o "scandaloso" l'idea di rimuoverlo? Ovvio che no, anzi, troveresti scandalosa l'inciviltà di un gesto del genere.Ecco, il crocifisso è stato appeso in un luogo che non gli appartiene.Nessuno chiede di rimuovere le croci dai luoghi di culto, da casa vostra, dalla vostra persona, automobile, eccetera, ma è un simbolo che appartiene ad una sola confessione religiosa, non a tutta la popolazione. Credo che a parte le convinzioni religiose la sentenza di Strasburgo sia difficile da capire per la maggior parte degli italiani perchè noi abbiamo una cultura civica molto scarsa.Ma la sentenza (che immagino qui abbiano letto in pochi) dice semplicemente che può stare in molti posti, ma non in quelli dello Stato, che è laico e non confessionale.
Il Crocifisso è nelle scuole in virtù di un Regio Decreto del 1926, che lo contempla come parte dell' arredo scolastico (il crocifisso come arredo?), ma tali questioni religiose non possono essere regolate da una legge del 1926!! Le situazioni evolvono. Comunque da troppo tempo si constata quotidianamente che il sistema giudiziario italiano è spesso e volentieri religiosamente orientato al cattolicesimo vaticanista, con la conseguenza di vanificare il glorioso diritto romano che ha costituito proprio in Italia la culla dei più grandi sistemi giuridici moderni.
Da CRISTIANO accetto e appoggio la sentenza della CORTE SUPREMA.
La BIBBIA, in Esodo 20 e in Deuteronomio 5, che vi ricordo formano il secondo Comandamento, recita: "Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra".
C’è chi afferma che, poiché il crocifisso è una tradizione, esso debba essere mantenuto. Gesù spesso nel Nuoto Testamento esorta a non seguire le tradizioni degli uomini, ma quelle da Lui date nei Comandamenti. Poche persone sanno che sebbene i comandamenti insegnati nella Sacra Bibbia sono 10, quelli insegnati nel Catechismo (e a scuola dagli insegnanti pagati dallo Stato, ma scelti dal Vaticano) della Chiesa CATTOLICA sono 9: il secondo è stato cancellato, e dal decimo ne hanno ricavato due pezzi, per coprire il vuoto del secondo e riottenerne 10! Una contraddizione EVIDENTE che non suscita particolare scandalo solo perché la stragrande maggioranza dei cattolici sono indifferenti nei confronti delle questioni spirituali e profondamente ignoranti delle cose in cui credono.
Inoltre l'art. 7 della COSTITUZIONE recita:"Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani". Pertanto, se è vero che la Chiesa è libera di esporre simboli della sua religione nei luoghi che le appartengono, è altrettanto vero che, in una scuola pubblica, che quindi non le appartiene ed è invece accessibile a tutti, a prescindere dal credo, non vi debbano essere ingerenze religiose di alcun genere. Tra l'altro Gesù è risorto e quindi il crocifisso non ha senso. Ed in ogni caso: ho bisogno del crocifisso per sapere che Gesù è morto per tutti noi?E cmq, chi proprio lo vuole lo trova in Chiesa! Cosa c’entra a scuola? La verità è che non c’è rispetto delle minoranze.
Nessuno mette in dubbio che il cattolicesimo è parte integrante del sentire italico, ma ciò non vuol dire che il crocifisso debba essere appeso ai muri delle scuole pubbliche (quindi statali). In quanto tali vige all’interno di esse il supremo principio della laicità dello Stato. Stato laico, neutrale, aconfessionale non certamente cattolico. In altre parole, il crocifisso a scuola è LETTERALMENTE ”fuori luogo“.
C’è chi obietta che l’art. 1 afferma che il popolo è sovrano e quindi dato che la stragrande maggioranza vuole il Crocifisso, questo debba essere mantenuto; ma molte persone fanno questa scelta per EMOTIVITA’ e non per logico ragionamento: tra l’altro in alcuni paesi d’Europa il Crocifisso a scuola è vietato per legge e in Italia nel 1984 la Santa Sede e il governo italiano decisero di non considerare più il cattolicesimo religione ufficiale dello stato italiano. Dalla la fine dell'Ottocento alcune nazioni hanno compiuto scelte dichiaratamente laiciste, come la Francia e la Turchia, mentre in altre – come in Inghilterra e negli Stati Uniti – il principio della separazione tra Stato e Chiesa, pur senza marginalizzare le organizzazioni religiose, ne ha neutralizzato le pretese di egemonia. Negli ultimi decenni, in risposta al rinnovato fondamentalismo religioso, sono sorte molte associazioni che si propongono la difesa esplicita dei valori laici.
C’è chi dice: “Chi viene qui in Italia deve rispettare le nostre tradizioni altrimenti se ne può tornare a casa propria”. Un bel modo di ragionare, non c’è che dire… Siate invece veri seguaci del Signore! Cristo predicava la fratellanza e l’amore fraterno, non certo l’avversione e l’ostilità. Basterebbe leggere il Vangelo per rendersene conto.
Altri affermano: ”Se andiamo in un altro paese dobbiamo rispettare le loro usanze”, ciò non significa che dobbiamo comportarci allo stesso modo; nel Vangelo Gesù afferma: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13, 34).
Altri ancora dicono: “Non mi faccio comandare da qualcuno che decide per me a 5000 km di distanza”: è un bel dire visto che a influenzare le italiche idee è chi sta accanto a noi, il Vaticano! Vi rammento, come detto in precedenza, che il cattolicesimo NON è la religione ufficiale dello Stato italiano.
Chi ha bisogno di vedere un pezzo di legno per ricordarsi che il Cristo è morto per tutti noi, può recarsi in Chiesa. Il crocifisso a scuola è solo foriero di divisione fra chi deve poggiarsi su rappresentazioni sacre (reliquie, luoghi “santi”, statue, immagini, oggetti) per riuscire ad avvicinare la figura di Gesù e chi è di un’altra confessione religiosa, ateo, agnostico o vero cristiano.
La verità è che non c’è rispetto per il prossimo.
lunedì 9 novembre 2009
No al crocifisso - ultime notizie
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