lunedì 5 ottobre 2009

IRC (Insegnamento Religione Cattolica): l’ora vaticana nella scuola

La sentenza n. 7076 del 17 luglio 2009 emessa dal TAR del Lazio su ricorso di alcune confessioni laiche, oltre che di singoli studenti e genitori, ha annullato l’ordinanza ministeriale 26/07 (emessa dal ministro della pubblica istruzione Fioroni di centro sinistra!) che ammetteva gli insegnanti di religione cattolica a partecipare alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che hanno seguito tale insegnamento e che riconosceva analoga posizione ai docenti delle attività alternative.
La corte europea dei diritti dell’uomo detta questo principio (25 maggio 1993 n. 260): lo Stato non può conferire a una confessione una posizione dominante e osserva che può considerarsi una violazione del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano scolastico.
Il TAR asserisce che sono discriminati anche gli studenti che seguono le materie alternative (che o non vengono attivate o si riducono a un parcheggio di studenti in aula), perché i crediti che ne derivano sono vaghi e indeterminati e non compensano quelli dell’insegnamento religioso.
La sentenza continua dicendo che gli alunni non cattolici rappresentano quasi il 40% degli studenti, con punte fino al 90% in alcune periferie.


La Corte Costituzionale ha sancito il carattere “pienamente facoltativo” dell’IRC (Insegnamento Religione Cattolica) quindi una rivendicazione dei docenti che lamentano di non poter esprimere un voto numerico sul profitto non ha ragione d’essere. Si percorre così la china pericolosa per la democrazia di una mera affermazione dei diritti delle maggioranze a discapito delle minoranze (anche se a ben vedere gli aderenti a culti diversi da quello cattolico o a nessun culto, sono ormai centinaia di migliaia). Ma non vi pare che ciò leda il principio costituzionale dell’uguaglianza delle religioni di fronte allo Stato?
E da chi è rappresentata l’istruzione statale in Italia? Da una scolaretta ossequiosa, la ministra Gelmini, che davanti all’imposizione vaticana, non ha battuto ciglio e ha proposto ricorso al Consiglio di Stato che, in sede consultiva, ha espresso parere in contrasto con quello del TAR. Si attendono sviluppi.


Per i cattolici la sentenza discrimina chi si avvale di quell’insegnamento non riconoscendogli credito formativo, ma non è più realistico affermare che riconoscere quei crediti discrimina chi non si avvale di quell’insegnamento (tutti gli alunni di fede religiosa diversa dalla cattolica o di nessuna fede)?
Secondo alcuni la sentenza renderebbe gli insegnanti di religione professori di serie B che non possono intervenire negli scrutini. In realtà lo stato di tali professori è anomalo: scelti dalla Chiesa cattolica, ma pagati dallo Stato.
Lo Stato è di tutti e non solo dei cristiani: quando la gerarchia cattolica cerca di imporre la sua legge allo Stato, snatura quest’ultimo.
Assumiamo questi professori per insegnare Storia delle religioni e non la religione cattolica!

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